I carciofi alla romana sono una delle grandi meraviglie della cucina laziale: carciofi romaneschi interi farciti con un trito di mentuccia, aglio e prezzemolo, poi brasati lentamente nell'olio extravergine fino a diventare tenerissimi e profumatissimi. Un piatto che racconta Roma meglio di qualsiasi altro.
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I carciofi alla romana hanno radici profonde nella cucina laziale: sono un piatto che le nonne romane preparano dalla notte dei tempi, specialmente nel periodo di Pasqua quando i carciofi romaneschi sono al loro apice. La ricetta è rimasta praticamente invariata per secoli: mentuccia, aglio, olio buono e pazienza. La mentuccia (Mentha pulegium), erba spontanea diffusa nel Lazio, è assolutamente insostituibile nella ricetta originale — è quella che dà ai carciofi il loro profumo caratteristico e inconfondibile.
Per questa ricetta serve il carciofo romanesco, detto anche mammola: è grande, tondo, privo di spine, di colore verde violaceo con le foglie strette e compatte. È il carciofo tipico dei Castelli Romani e della pianura pontina. Stagione: da marzo a maggio. Se le punte delle foglie esterne sono già aperte, il carciofo è troppo maturo. Le foglie devono essere strette, il gambo deve essere verde e turgido. Un carciofo fresco emette un leggero suono quando schiacci le foglie tra le dita.
Ingredienti
Procedimento
Roma ha due grandi ricette di carciofi e spesso si fa confusione. I carciofi alla romana sono brasati interi — restano morbidi, profumati, avvolti nel loro olio. I carciofi alla giudia, nati nella cucina ebraico-romanesca del Ghetto, vengono fritti in abbondante olio bollente dopo essere stati allargati e pressati fino a sembrare un fiore aperto — risultano croccanti fuori e teneri dentro, con le foglie esterne dorate e scrocchianti come chips. Entrambi usano il carciofo romanesco. Entrambi sono capolavori. La differenza è tutta nella tecnica di cottura.
I carciofi alla romana sono tradizionalmente serviti come contorno, ma sono talmente saporiti che spesso diventano piatto principale con del buon pane casereccio. Accompagnano alla perfezione l'agnello arrosto pasquale, le carni bianche al forno e i secondi di pesce delicati. Per una variante più ricca, aggiungi qualche acciuga sott'olio tritata nel ripieno: il sapore umami si sposa magnificamente con l'amaro delicato del carciofo.
I carciofi alla romana sono brasati interi con olio, acqua e aromi — risultano teneri e profumati. I carciofi alla giudia sono fritti in olio bollente fino a diventare croccanti come un fiore aperto. Stessa materia prima, tecnica e risultato completamente diversi.
Il carciofo romanesco (mammola) è ideale. Se non lo trovi, usa carciofi violetti di Provenza o carciofi sardi — privi di spine e teneri. Evita carciofi con spine acuminate: sono più difficili da pulire e meno teneri.
È l'erba originale della ricetta romana. Se non la trovi, usa menta fresca ma riducila della metà. Il prezzemolo da solo è un'alternativa accettabile ma il profumo cambia.
In frigorifero per 2-3 giorni, coperti con il loro fondo di cottura. Il sapore migliora il giorno dopo. Servili a temperatura ambiente.
Usa guanti monouso o strofina le mani con mezzo limone prima e dopo la pulizia. Immergi ogni carciofo subito in acqua acidulata appena pulito.
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